Vaginismo, Tocofobia e Parto

Il desiderio di diventare madre è per molte donne la spinta più forte ad affrontare il vaginismo ma allo stesso tempo il pensiero della gravidanza, delle visite ginecologiche e soprattutto il timore del parto rappresentano un ulteriore motivo di paura e disagio. 

Tali vissuti possono arrivare a configurare una vera e propria Tocofobia, ovvero la fobia delle sofferenze del parto e delle sue possibili complicazioni che si caratterizza per vissuti di intensa ansia, depressione e panico. 

Nelle donne che soffrono di vaginismo solo in alcuni casi si può realmente parlare di tocofobia mentre in forma più lieve la paura del parto ha una continuità con l'apprensione e l'emotività che caratterizza il vaginismo.

La tocofobia si definisce "primaria" quando riguarda donne che si confrontano con la prima esperienza di parto, è questa in genere la tipologia che può associarsi al vaginismo. Nella forma "secondaria" invece la tocofobia riguarda una donna che ha già partorito in passato ed è spesso conseguenza di componenti traumatiche derivanti dal parto precedente.

L'intensa paura e le gravi risposte fobiche che caratterizzano la tocofobia rappresentano delle possibili controindicazioni al parto naturale e devono essere affrontate e curate preventivamente per una sana e serena partecipazione della donna all'esperienza della gravidanza e del parto.

Nella maggior parte dei casi il successo della terapia sessuologica del vaginismo implica il concomitante e spontaneo superamento dei timori fobici verso il parto che si accompagnavano alla paura della penetrazione. 

Alcune situazioni possono tuttavia richiedere un ulteriore approfondimento di questa tematica e un lavoro specifico di preparazione al parto. Quando le circostanze non consentono di intervenire in modo adeguato o tempestivo sulla tocofobia può essere valutata dal ginecologo la decisione di un taglio cesareo elettivo, in genere supportata da una opportuna diagnosi della presenza di tale disturbo.

Un ginecologo competente e paziente è in grado di seguire la gravidanza di una donna con vaginismo ma possono in tal senso essere precluse valutazioni e misure diagnostiche che risulterebbero emotivamente invasive e che normalmente verrebbero eseguite.

Uno studio svedese (Moller et al, BJOG 2015) suggerisce come il vaginismo si associ a probabilità tre volte maggiori di un cesareo, soprattutto di tipo elettivo. Il parto naturale può comportare maggiori rischi di lacerazioni perineali se la rigidità muscolare associata al vaginismo non viene adeguatamente trattata e risolta.

Non solo quindi il vaginismo può impedire il concepimento ma qualora questo avvenisse in una condizione di vaginismo non completamente risolto potrebbero esservi importanti condizionamenti associati alla gravidanza e al parto. Sia per questi importanti motivi sia per altre possibili complicanze associate alla vita sessuale il vaginismo richiede una completa risoluzione che implica un periodo di completamento terapeutico successivo alla possibilità dei rapporti penetrativi. Nel caso di gravidanza è inoltre indicato uno specifico supporto psicosessuologico e medico per vivere con maggiore serenità il periodo di gestazione e preparare al meglio l'evento del parto.